Dulcis in fundo: nuova via sul Ciavazes per Ballico e Michelazzi

L’11 settembre 2005 Stefano Michelazzi, Giuseppe Ballico hanno aperto la via “Dulcis in fundo”, sulla parete Sud del Piz Ciavazes (Sella, Dolomiti) con difficoltà di VIII+ (VIII-/A1 obbl.).

Nuova via per Giuseppe Ballico e Stefano Michelazzi sulla parete di destra del Piz Ciavazes. Nata quasi per caso, “Dulcis in fundo” (300m; VIII+; VIII-/A1 obbl.), ha richiesto ai due quattro giornate in parete, sempre caratterizzate dal maltempo. Ne è uscita, come ci racconta Giuseppe Ballico, “Un itinerario molto sostenuto nelle difficoltà tecniche”.


“Via DULCIS IN FUNDO al PIZ CIAVAZES (settore destro) Sella, Dolomiti”
di Giuseppe Ballico

Effettivamente quando si parla di Piz Ciavazes, si pensa subito ad avvicinamenti brevissimi, vie ormai iper ripetute, discesa facile ed esposizione a sud, insomma un giusto connubio che induce l’alpinista a frequentare questa parete considerata ormai un “Must”.

La mattina del 15 agosto ho appuntamento al Passo Sella con Stefano Michelazzi el triestin che vive a Trento, ormai un veterano dell’arrampicata in montagna. L’idea era di tentare una via nuova in zona Sassolungo, ma le pessime condizioni meteo condite da freddo intenso (considerato il periodo un fuoriprogramma), ci fecero presto desistere per qualcosa di più solare. Decidere di punto in bianco a cambiare rotta non era cosa facile… L’ispirazione viene a Stefano… un tentativo fallito nove anni prima a causa di un volo di sedici metri fermato da un friend…

Detto fatto! In pochi minuti siamo sotto la parete del Piz Ciavazes a scrutare col binocolo, la possibile linea di salita, su quel muro completamente strapiombante che riamne ancora vuoto a sinistra dello spigolo Abram. Le vie che superano questo settore del Ciavazes sono, oltre alla ormai classica “Rampa”, la Via Giovanni Paolo II° (sullo spigolo di sinistra), la Via Reali-Belli (che la attraversa completamente uscendo a fianco della Abram), una via senza nome di A. Campanile e P. Bini (che si collega anch’essa allo Spigolo Abram), e nessuna risolve il problema della parete e dei suoi strapiombi.

Alla fine, dal 15 agosto all’11 settembre, in quattro giorni caratterizzati sempre dal maltempo e dal freddo intenso, tra neve (15 agosto), pioggia ed impegni di lavoro, che non ci permettono di sfruttare le poche giornate decenti, alle 19.30 dell’11 settembre siamo in cengia dei camosci!
Ne è uscito un itinerario molto sostenuto nelle difficoltà tecniche ma per noi ancora più duro viste le condizioni d’apertura: 15 agosto riusciamo su due tiri, poi una nevicata ci fa scegliere la strada delle doppie…; 30 agosto altri due tiri con termometro da invernale e torniamo ancora una volta a orecchie basse, stavolta però abbiamo piazzato delle fisse per risalire in fretta al prossimo appuntamento; 4 settembre ancora tempo da cani, ma teniamo duro sul quinto e sesto tiro; 11 settembre, a questo punto era imperativo, dovevamo terminarla, ormai era una questione di principio, sembrava quasi che la parete tentasse in tutti i modi di respingere i nostri assalti, vista anche la difficoltà di proteggersi con chiodi normali, su roccia a tratti compattissima e a tratti molto friabile. Fortunatamente, gli ultimi due tiri sono proprio sotto i grandi tetti centrali e questo ci riparerà un poco dalla pioggia continua, permettendoci di progredire, seppure vento e freddo continueranno tutto il giorno a massacrarci, creando attrattiva nei confronti della continua folla di turisti sulla strada sottostante, che probabilmente si saranno chiesti quanti venerdì mancavano a quei due pazzi furiosi appesi là in alto sotto la tempesta…

In cengia, come per magia tutto si placa, il cielo si apre un poco e le ultime luci della sera ci accompagneranno nella discesa.
Alle 21.30 dopo aver recuperato tutte le corde fisse siamo alla macchina. Siamo talmente stanchi che forse nemmeno ci rendiamo conto di aver aggiunto qualcosa di nostro alla bellissima parete del Piz Ciavazes, soprattutto non immaginavamo che ne sarebbe risultata una via tanto sostenuta dall’inizio alla fine. Una birrona è d’obbligo!!!

L’idea di partenza era quella di usare gli spit solo alle soste e di progredire con i chiodi, ma a causa della qualità della roccia, che non permetteva quasi mai di proteggersi adeguatamente, abbiamo deciso di proteggere almeno in parte a spit. Ne è uscita una combinazione di passaggi sempre impegnativi e con protezioni parecchio distanti.

Per una ripetizione utili 12 rinvii e qualche moschettone, nuts e friends piccoli, un friend camalot n° 3 per la fessura del secondo tiro ed una scelta di chiodi piccoli.
Le soste sono tutte con 2 spit, cordone e anello di calata, ad eccezione di quella del primo tiro protetta da un chiodo(da rinforzare).
In via attualmente si trovano 14 ch e 17 spit (11 solo nel 7° tiro!).
Aspettiamo ora le ripetizioni, per la conferma dei gradi da noi proposti.”

Beppe Ballico


Scheda Via “DULCIS IN FUNDO “
al Piz Ciavazes (settore destro) Sella, Dolomiti”

Prima salita: Stefano Michelazzi, Giuseppe Ballico (in 4 giorni dal 15/08 all’11/09/2005.
Esposizione: S
Sviluppo: 300m
Difficoltà: VIII+ (VIII-/A1 obbl.)
Roccia: ottima e poco chiodabile, friabile negli ultimi due tiri, in particolar modo l’ultimo dove bisogna prestare molta attenzione!.
Protezioni: 14 ch e 17 spit (11 solo nel 7° tiro).
Soste: 2 spit con cordone a anello di calata (1^ sosta -1 ch.)
Quota d’attacco: 2050 m circa
Tempo di salita: 6/7 h
Materiale
: due corde da 60 m., 12 rinvii, moschettoni sciolti, cordini, nuts e friends piccoli, utili il 3 e il 2 della Camalot per la fessura del 2° tiro, opzionale una scelta di chiodi piccoli.
Accesso:
parcheggiata l’auto sotto le pareti del Piz Ciavacez, in 10 min. si è sotto la parete. L’attacco si trova in corrispondenza della via Ilva (aperta da Dante Belli e Renato Reali), freccia incisa nella roccia.
Discesa: dal termine della via è possibile scendere con 5 corde doppie (ATTENZIONE, RINVIARE I PRIMI TIRI!!!), oppure risalire facilmente fino all’ampia cengia dei camosci e da qui seguire il comodo sentiero verso sinistra (W). Calcolare 0.45/01.00 h fino all’auto.

Portfolio


Nelle foto dall’alto: Il tracciato di Dulcis in fundo; Stefano Michelazzi; Giuseppe Ballico.

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